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Prescrizione Verde e Prescrizione dell’esercizio fisico nelle malattie croniche
non sono equivalenti: criteri per la loro integrazione.

                                                         di Flavia Del Grosso e Pierangela Fiammetta Piras

L’attività fisica rappresenta uno strumento fondamentale per la prevenzione e la gestione delle malattie croniche, con evidenze consolidate sui benefici cardiovascolari, metabolici e psicologici (World Health Organization, 2020; Ministero della Salute, 2024). Tuttavia, in ambito clinico è essenziale distinguere tra raccomandazioni generiche rivolte alla popolazione generale e la prescrizione personalizzata dell’esercizio fisico, che deve essere integrata nella storia clinica del paziente, basata su evidenze scientifiche e adattata alle condizioni individuali. Questo è tanto più vero per l’attività fisica svolta in Natura.

Svolgere attività fisica in ambienti naturali può offrire benefici aggiuntivi rispetto all’esercizio svolto in contesti indoor o fortemente artificializzati, in particolare in termini di benessere psicologico, riduzione dello stress, recupero delle risorse attentive, motivazione e aderenza nel tempo (Barton & Pretty, 2010; Kaplan & Kaplan, 1989; Pretty et al., 2011). Tali benefici non sono riconducibili esclusivamente all’esercizio fisico in sé, ma emergono dall’interazione complessa tra movimento corporeo, stimolazione sensoriale e qualità dell’ambiente naturale (Hartig et al., 2014). Tuttavia, questi effetti non possono essere considerati automatici né universali, poiché dipendono dalle caratteristiche individuali, dalla tipologia di attività e dal contesto ambientale.

Le Linee Guida nazionali e regionali indicano chiaramente che alcune condizioni cliniche richiedono una prescrizione dell’esercizio fisico personalizzata, tra cui patologie muscolo-scheletriche e neurologiche (come cervicalgia, lombalgia, artrosi, fibromialgia, esiti di ictus, Parkinson e sclerosi multipla) e patologie metaboliche e cardiovascolari (come diabete di tipo 2, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e condizioni post-trapianto). In questi casi, l’esercizio fisico assume una valenza terapeutica e deve essere prescritto secondo criteri clinici e funzionali.

La prescrizione può avvenire attraverso diverse modalità strutturate. L’Esercizio Fisico Strutturato (EFS) prevede programmi personalizzati basati su valutazione clinica e funzionale, con obiettivi di recupero, mantenimento o prevenzione della compromissione funzionale, ed è erogato in strutture dedicate, come le Palestre della Salute, sotto la supervisione di professionisti qualificati. L’Attività Fisica Adattata (AFA) e l’Attività Fisica Adattata per persone con Disabilità (AFA D) sono rivolte rispettivamente a soggetti con condizioni croniche lievi o moderate e a persone con disabilità acquisita stabilizzata, con esercizi adattati al livello di funzionalità residua. Tutte queste modalità condividono criteri di sicurezza, progressività, supervisione e monitoraggio.

Al contrario, una raccomandazione generica di attività fisica a persone con problematiche specifiche presenta importanti criticità. In primo luogo, l’assenza di criteri clinici individuali non tiene conto del fatto che la tolleranza e la risposta all’esercizio dipendono da comorbidità, stabilità della malattia, funzione cardiaca e assetto metabolico; senza personalizzazione, il rischio di eventi avversi aumenta (Campana et al., 2025). In secondo luogo, la mancanza di una valutazione funzionale preliminare contrasta con le indicazioni delle linee guida italiane e dei protocolli regionali, che raccomandano una valutazione clinico-funzionale prima dell’avvio di programmi strutturati. Infine, la sicurezza rappresenta un elemento critico soprattutto quando l’attività viene svolta in ambienti naturali non controllati, caratterizzati da terreno irregolare, condizioni climatiche variabili e distanza dai servizi sanitari, fattori che aumentano il rischio di cadute, affaticamento e riacutizzazione dei sintomi, in particolare nei soggetti con instabilità posturale o limitazioni motorie.

Il confronto diretto tra benefici e rischi dell’attività fisica in Natura evidenzia una relazione non lineare. Da un lato, l’attività svolta in contesti naturali può amplificare gli effetti positivi dell’esercizio, migliorando umore, benessere psicologico e aderenza nel tempo (Barton & Pretty, 2010; Pretty et al., 2011). Dall’altro, gli stessi contesti introducono variabili difficilmente prevedibili che, se non adeguatamente considerate, possono aumentare il rischio di eventi avversi (Pedersen & Saltin, 2015). In alcune condizioni cliniche, l’attività fisica può inoltre peggiorare il dolore, aumentare la fatica o ridurre il senso di autoefficacia, con ricadute negative sull’adesione futura e sul benessere complessivo (Jones et al., 2023). Questo quadro si inserisce nel cosiddetto “paradosso rischio-beneficio” dell’esercizio fisico, secondo cui l’attività fisica è protettiva nel lungo periodo ma può comportare rischi acuti se non adeguatamente adattata alle condizioni individuali (Smith et al., 2015).

In conclusione, l’attività fisica è un potente strumento terapeutico solo se prescritta, personalizzata e monitorata. La semplice raccomandazione di “fare attività fisica in Natura” rischia di trascurare criteri clinici fondamentali, compromettendo sicurezza ed efficacia. I percorsi strutturati come EFS e AFA/AFA D garantiscono valutazione preliminare, supervisione qualificata e adattamento alle esigenze cliniche, massimizzando i benefici e minimizzando i rischi.

La prescrizione dell’esercizio fisico e la Prescrizione Verde non sono quindi equivalenti né sovrapponibili: possono integrarsi in modo sinergico, ma solo quando entrambe sono valutate con attenzione e adattate alle condizioni individuali del paziente e alle caratteristiche specifiche degli ambienti naturali coinvolti.

Quando e come integrare l’attività fisica nella Prescrizione Verde


Va intanto premesso che la stessa Prescrizione Verde prevede una valutazione clinica che include i rischi del muoversi in ambienti naturali. Se il quadro clinico del paziente rientra tra quelli che richiedono la prescrizione di esercizio fisico terapeutico, questa va fatta secondo i criteri previsti dalle Linee Guida dedicate e il programma indicato va svolto regolarmente, indipendentemente dalla possibilità del paziente di recarsi in Natura.

Qualora venga prescritto invece un programma per il quale il paziente è stato educato allo svolgimento in autonomia, comprese le eventuali cautele e gli accorgimenti da adottare in Natura, la Prescrizione Verde potrà valutare l’integrazione più vantaggiosa per il paziente, soprattutto in termini di tempi e di area naturale.

Ad esempio, aree naturali ad alta biocomplessità sono spesso adatte ad una Prescrizione Verde, ma possono presentare rischi per lo svolgimento di un programma motorio in pazienti con limitazioni motorie o di equilibrio. In questi casi, si potrà prescrivere per quest’ultimo un’area diversa, ad esempio un parco urbano o una zona specifica della prima, come una radura pianeggiante.

Poiché la Prescrizione Verde attende i benefici dalla connessione psicofisica con l’ecosistema, l’attenzione rivolta allo svolgimento dell’esercizio motorio potrebbe inficiarli; dunque è opportuno che i due interventi si svolgano in momenti separati. A seconda dei casi, l’esercizio fisico potrebbe precedere l’immersione per la connessione psicofisica con la Natura, così da favorire un rilassamento e un defaticamento positivo. Al contrario, si potrebbe voler approfittare del miglioramento di alcune funzioni, dell’umore e delle capacità attentive dell’intervento verde per favorire un più efficace svolgimento successivo del programma di attività fisica.

Va poi considerato che la connessione psicofisica con la Natura è una condizione intima e privata: qualora si ritenesse un vantaggio anche sociale, l’inserimento in un gruppo del paziente per il programma di attività fisica andrebbe organizzato in termini di quando e dove. Lo stesso vale nel caso fosse necessaria una conduzione per l’uno o l’altro intervento, poiché le competenze richieste ai professionisti sono diverse.

Non ultimo, va considerato l’impatto ambientale dell’intervento prescritto. La letteratura scientifica sulla Recreation Ecology evidenzia come anche attività fisiche non motorizzate comunemente considerate a basso impatto ambientale, quali camminate, comprese quelle con bastoncini, escursionismo e trekking lento, producano effetti ecologici misurabili. Tali impatti includono compattamento del suolo, erosione dei sentieri, perdita di copertura vegetale e disturbo della fauna, in particolare in ambienti fragili o soggetti a uso ripetuto (Cole, 2004; Marion et al., 2016; Monz et al., 2013).

Numerosi studi mostrano che l’impatto ambientale di queste attività non dipende tanto dall’intensità fisica quanto dalla frequenza, densità di utilizzo e modalità di fruizione, risultando cumulativo nel tempo (Hammitt et al., 2015). Le attività svolte in gruppo, specialmente se rumorose o concentrate spazialmente, amplificano tali effetti, aumentando il disturbo faunistico e la degradazione dei suoli e dei percorsi (Monz et al., 2010; Marion et al., 2016).

In questo quadro, le Prescrizioni Verdi, caratterizzate da accessi individuali o a bassa densità, da una selezione mirata degli ambienti e da una modulazione di tempi e frequenze, presentano un impatto ambientale potenzialmente inferiore rispetto a programmi strutturati di attività fisica in Natura, soprattutto se organizzati in gruppo. L’integrazione tra obiettivi di salute e criteri di tutela ambientale risulta quindi un elemento distintivo e qualificante delle Prescrizioni Verdi rispetto ad altri interventi basati sulla Natura.

Esistono tuttavia altri accorgimenti utili che possono essere di volta in volta utilizzati per favorire l’attività fisica con la Prescrizione Verde.
Ad esempio, si può suggerire al paziente di recarsi a piedi verso l’area naturale scelta e la zona interna dove stazionerà, svolgendo anche alcuni esercizi lungo il cammino, nelle aree del percorso adatte.

In tal senso, alcuni percorsi possono anche essere attrezzati con cartelli dedicati in corrispondenza di elementi che favoriscano lo svolgimento di alcuni esercizi. Un esempio virtuoso è il progetto “Sorbolo in Salute”, ma accorgimenti simili possono essere adottati anche in zone diverse dai parchi urbani, ad esempio lungo sentieri boschivi, intorno a laghi o lungo torrenti e fiumi.

ATTENZIONE. Nel caso di percorsi attrezzati, specificare con chiarezza di rivolgersi al proprio medico prima di impegnarsi negli esercizi proposti in caso di patologie croniche o limitazioni funzionali e fisiche, perché, come abbiamo visto, anche quando questi fossero stati pianificati per problematiche specifiche non possono tenere conto della gravità o della comorbilità dei singoli individui.

GREEN GYM
Ricordiamo infine che anche le attività di conservazione della Natura prevedono un impegno motorio, tanto da essere considerate una vera e propria green gym. Un programma di Green Gym offerto dai volontari per la conservazione proposto in Gran Bretagna (Smyth et al., 2022) ha osservato un miglioramento del benessere dei partecipanti mantenuto nel tempo, e gli aumenti del benessere sono stati più pronunciati per gli individui con bassi livelli di benessere. Le attività sono in genere finalizzate a migliorare o preservare gli spazi locali, come la creazione e il ripristino di habitat naturali, la manutenzione di servizi negli spazi esterni, come parchi, sentieri, percorsi, e la costruzione di elementi fisici nell'ambiente naturale, dunque con un focus ambientale specifico.

Inoltre, si tratta di programmi che vogliono rispondere anche alla sfida di garantire che coloro che potrebbero trarre maggiori benefici dall'esposizione alla Natura abbiano sufficienti opportunità di accedere ad ambienti naturali di qualità, poiché l'accesso agli ambienti naturali può essere limitato. Trattandosi di programmi di conservazione della Natura, il volontariato nella Natura si prospetta dunque come una strategia vincente per “persone sane e Natura sana” (Chou et al., 2023).

 

Riferimenti bibliografici

  • AUSL Modena. (2023). Protocollo operativo per Attività Fisica Adattata ed Esercizio Fisico Strutturato. Modena: AUSL Modena

  • Barton, J., & Pretty, J. (2010). What is the best dose of nature and green exercise for improving mental health? Environmental Science & Technology, 44(10), 3947–3955.

  • Campana, M., Rossi, L., Bianchi, F., et al. (2025).
    Clinical considerations for personalized exercise prescription in chronic diseases. Journal of Clinical Medicine, 14(3), 1125.

  • Chou, W. Y., Hung, S. H., Chang, C. Y., & Chang, T. L. (2023). Volunteering in nature: a win–win strategy for healthy people and healthy nature. Landscape and Ecological Engineering, 19(3), 315–325.

  • Cole, D. N. (2004). Impacts of hiking and camping on soils and vegetation: A review. In Environmental Impacts of Ecotourism (pp. 41–60).

  • Hammitt, W. E., Cole, D. N., & Monz, C. A. (2015). Wildland recreation: Ecology and management (3rd ed.). Wiley-Blackwell.

  • Hartig, T., Mitchell, R., de Vries, S., & Frumkin, H. (2014). Nature and health. Annual Review of Public Health, 35, 207–228.

  • Jones, N., et al. (2023). Prescribing physical activity for people with chronic conditions: balancing benefits and risks. BMJ Open, 13, e069682.

  • Kaplan, R., & Kaplan, S. (1989). The Experience of Nature: A Psychological Perspective. Cambridge: Cambridge University Press.

  • Marion, J. L., Leung, Y. F., Eagleston, H., & Burroughs, K. (2016). A review and synthesis of recreation ecology research findings on visitor impacts to wilderness and protected natural areas. Journal of Forestry, 114(3), 352–362.

  • Ministero della Salute. (2024). Linee di indirizzo per la promozione dell’attività fisica in persone con patologie croniche. Roma: Ministero della Salute.

  • Monz, C. A., Cole, D. N., Leung, Y. F., & Marion, J. L. (2010). Sustaining visitor use in protected areas: Future opportunities in recreation ecology research. Environmental Management, 45, 551–562.

  • Monz, C. A., Pickering, C. M., & Hadwen, W. L. (2013). Recent advances in recreation ecology and the implications of different relationships between recreation use and ecological impacts. Frontiers in Ecology and the Environment, 11(8), 441–446.

  • Pedersen, B. K., & Saltin, B. (2015). Exercise as medicine – evidence for prescribing exercise as therapy in 26 different chronic diseases. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 25(S3), 1–72.

  • Pretty, J., et al. (2011). Green exercise: The benefits of activities in green places. Journal of Environmental Planning and Management, 54(2), 183–202.

  • Quotidiano Sanità. (2023). Linee guida Sardegna: aggiornamento esercizio fisico in patologie croniche.

  • Regione Friuli Venezia Giulia. (2025). DGR n. 822/2025 – Rete regionale Palestre della Salute e AFA/EFS. Trieste: Regione Friuli Venezia Giulia.

  • Regione Umbria. (2024). Palestre della Salute: indicazioni operative per l’Esercizio Fisico Adattato. Perugia: Regione Umbria.

  • Regione Veneto. (2023–2025). Linee di indirizzo regionali per la prescrizione di esercizio fisico adattato. Venezia: Regione Veneto.

  • Smith, S. C., et al. (2015). The risk–benefit paradox of exercise. British Columbia Medical Journal, 57(1), 14–19.

  • Smyth, N., Thorn, L., Wood, C., Hall, D., & Lister, C. (2022). Increased wellbeing following engagement in a group nature-based programme: The Green Gym programme delivered by the Conservation Volunteers. Healthcare, 10(6), 978.

  • World Health Organization. (2020). Guidelines on Physical Activity and Sedentary Behaviour. Geneva: WHO.

ultimo aggiornamento dicembre 2025

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