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Salute planetaria

                                                                         di Letizia Proserpi

Viviamo un paradosso: mai come oggi l'umanità ha raggiunto livelli così alti di progresso tecnologico e benessere, eppure mai come oggi abbiamo degradato così profondamente le risorse naturali da cui dipendiamo. Non siamo mai stati così distanti dal mondo naturale, ma è proprio nelle crisi che nascono le soluzioni più rivoluzionarie.

 

Il concetto di Salute Planetaria (Planetary Health) arriva da questa consapevolezza (1). Descritto per la prima volta nel 2014 dalla commissione Rockefeller Foundation–Lancet, rappresenta un cambio di prospettiva radicale: la salute non riguarda più solo l'individuo, ma abbraccia «la salute delle civiltà umane e dei sistemi naturali da cui dipendono». In altre parole, non possiamo stare bene come individui se non sono in salute la società e gli ecosistemi che ci sostengono. È un approccio multidisciplinare che unisce le conoscenze di più discipline e integra medicina, ecologia, sociologia, economia e politica. 

 

Ma cosa significa che la salute umana dipende da quella degli ecosistemi? È quello a cui ha cercato di rispondere un team della Stockholm Resilience Institute nel 2009 (2) definendo i Limiti Planetari: lo spazio sicuro entro il quale può avvenire lo sviluppo umano senza compromettere l’integrità del sistema Terra.

Di questi limiti, ne abbiamo già superati sette su nove:

  • Perdita di biodiversità

  • Cambiamento climatico

  • Acidificazione degli oceani

  • Sfruttamento del suolo

  • Introduzione di sostanze chimiche artificiali

  • Uso insostenibile di acqua dolce

  • Alterazione dei cicli biogeochimici

Questi limiti sono interconnessi: oltrepassarne uno può innescare il superamento di altri, creando pericolose reazioni a catena. Lo stesso vale per alcuni ecosistemi vitali – come la Foresta Amazzonica, le barriere coralline, i ghiacci artici – che rischiano di raggiungere i cosiddetti "tipping points", punti di non ritorno oltre i quali i cambiamenti diventano irreversibili e portano come un effetto domino al superamento di un ulteriore limite planetario. 

 

La Salute Planetaria abbandona definitivamente la visione antropocentrica ed eurocentrica della medicina tradizionale per adottare un approccio sistemico. Non si concentra solo sulle malattie, ma sulle persone. Non mira al benessere di pochi, ma all'equità per tutti, riconoscendo che un sistema Terra resiliente e stabile è cruciale per la salute umana (3). L'essere umano lascia le vesti di manager o possessore della natura e ne diventa parte integrante, influenzando e venendo influenzato dall'ambiente in cui vive.

L'Antropocene ha segnato l'epoca in cui l'umanità è diventata una forza geologica, capace di alterare gli equilibri planetari. Ma questo stesso "potere" ora può essere usato per invertire la rotta. Molte delle tecnologie e delle politiche necessarie sono già disponibili. Sappiamo quali trasformazioni istituzionali servono e quali passi compiere per abbandonare il modello di sviluppo che ha portato a questa degradazione.

La Salute Planetaria non è solo un modo di fare medicina o salute pubblica. È, come scriveva la commissione Lancet, «un atteggiamento verso la vita e una filosofia di vita» (4) – uno sguardo antico e nuovo insieme, che guarda al sistema intero e alle interconnessioni tra le sue parti, piuttosto che ai singoli compartimenti. Il suo obiettivo non è quindi semplicemente quello di studiare gli effetti dei cambiamenti ambientali sulla salute, che di certo occupano un ruolo importante e centrale, ma pone l’attenzione anche sui sistemi politici, economici e sociali che governano tali effetti (5).

La risposta della Planetary Health alla complessità del nostro tempo è quella di cercare soluzioni sistemiche alle sfide sanitarie e ambientali: dall’inquinamento, alle malattie non trasmissibili, alle zoonosi, all’antibioticoresistenza, alla sicurezza alimentare. 

La conclusione è tanto semplice quanto urgente: l'unica possibilità che abbiamo di proteggere noi stessi è proteggere la natura che ci circonda.

RIFERIMENTI

1) Safeguarding human health in the Anthropocene epoch: report of The Rockefeller Foundation–Lancet Commission on planetary health Whitmee, Sarah et al. The Lancet, Volume 386, Issue 10007, 1973 - 2028

2) Rockström, J., Steffen, W., Noone, K. et al. A safe operating space for humanity. Nature 461, 472–475 (2009). https://doi.org/10.1038/461472a)

3) Connecting planetary boundaries and planetary health: a resilient and stable Earth system is crucial for human health, Myers, Samuel S et al. The Lancet, Volume 406, Issue 10501, 315 - 319

4) From public to planetary health: a manifesto Horton, Richard et al. The Lancet, Volume 383, Issue 9920, 847

5) The Lancet Planetary Health, Welcome to The Lancet Planetary Health, Published: April 2017, DOI: https://doi.org/10.1016/S2542-5196(17)30013-X.

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