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PRESCRIZIONI VERDI MEDIATE DAL CANE
​                                                                                          di Dario Goricchi

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Cane e salute umana:

evidenze scientifiche di una relazione significativa

Negli ultimi decenni, le condizioni e gli stili di vita urbani stanno influenzando sempre più significativamente la salute umana. Sedentarietà, stress cronico, isolamento sociale, disturbi metabolici e disturbi della salute mentale sono in aumento e rappresentano una sfida rilevante per i sistemi sanitari contemporanei. Queste condizioni non derivano da una singola causa, ma emergono dall’interazione complessa tra comportamenti quotidiani, ambiente di vita, relazioni sociali e modelli culturali.

Un numero crescente di studi indica come le relazioni stabili e il contatto regolare con elementi naturali svolgano un ruolo importante nel sostenere la salute fisica e psicologica, contribuendo alla regolazione dello stress, al benessere emotivo e al mantenimento di comportamenti salutari (Hartig et al., 2014; Kuo, 2015).

Il cane nella quotidianità come fattore di salute

In questo contesto, la relazione con il cane occupa una posizione peculiare. Si tratta infatti di una delle relazioni più diffuse e continuative nella vita delle persone. A differenza di molte esperienze con la Natura, spesso occasionali o intenzionali, il cane è presente ogni giorno ed è profondamente integrato nella routine domestica, sociale e spaziale.

Vivere con un cane comporta una serie di pratiche quotidiane che, nel loro insieme, incidono sugli stili di vita: uscire regolarmente all’aperto, strutturare i tempi della giornata intorno ai suoi bisogni, ripetere gesti e attività nel tempo, entrare in contatto costante con l’ambiente e con altre persone. Questi elementi, apparentemente semplici, producono effetti concreti e misurabili su diversi indicatori di salute.

Effetti sulla salute fisica

Numerosi studi osservazionali e longitudinali mostrano che le persone che convivono con un cane tendono ad avere livelli più elevati di attività fisica, soprattutto sotto forma di cammino regolare (Christian et al., 2013; Westgarth et al., 2019). Questa maggiore attività è associata al miglioramento o al mantenimento della salute cardiovascolare, al supporto nella gestione del peso corporeo e alla riduzione della sedentarietà in diverse fasce d’età.

Il bisogno quotidiano del cane di muoversi e di uscire rappresenta uno stimolo concreto e costante, spesso più efficace di raccomandazioni generiche o programmi di esercizio non integrati nella vita reale. In questo caso, l’attività fisica non viene vissuta come un compito aggiuntivo, ma come una componente naturale della relazione.

 

Benefici psicologici ed emotivi

Accanto agli effetti fisici, la letteratura scientifica documenta benefici significativi sul piano psicologico. La relazione con il cane è associata a una riduzione dei livelli percepiti di stress, a una migliore regolazione dell’ansia e dell’umore, a un senso di compagnia e continuità relazionale e a un sostegno nei momenti di cambiamento o fragilità personale.

Già negli anni Novanta, Beck e Katcher evidenziavano come gli animali domestici potessero offrire una forma di protezione dallo stress grazie alla loro prevedibilità, stabilità e capacità di evocare risposte emotive positive (Beck & Katcher, 1996). Studi successivi hanno approfondito questi meccanismi, mostrando correlazioni con la regolazione neurofisiologica e ormonale: in particolare, l’interazione con il cane è stata associata a una riduzione del cortisolo e a un aumento dell’ossitocina, ormone centrale nei legami affettivi e nei comportamenti affiliativi (Beetz et al., 2012; Beetz et al., 2022).

 

Dimensione sociale e comunitaria

Il cane influisce non solo sulla salute individuale, ma anche sul modo in cui le persone vivono lo spazio pubblico e le relazioni sociali. La sua presenza favorisce incontri spontanei, conversazioni informali e una maggiore familiarità con i luoghi del quotidiano, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza e la fiducia interpersonale.

Diversi studi indicano che i proprietari di cani riportano livelli più elevati di interazione di vicinato e di capitale sociale rispetto a chi non convive con animali (Wood et al., 2015). Questo aspetto è particolarmente rilevante dal punto di vista della salute pubblica, poiché bassi livelli di fiducia e coesione sociale sono associati a peggiori esiti di salute e a un aumento della mortalità per diverse cause (Kawachi & Berkman, 2001).

 

Benefici reciproci della relazione uomo–cane

La relazione tra essere umano e cane non è unidirezionale. Anche il cane beneficia di una relazione stabile e di qualità, che favorisce una migliore regolazione dei ritmi di attività e riposo, una maggiore stimolazione fisica e cognitiva e una riduzione di comportamenti legati a stress o isolamento, con effetti positivi sul benessere complessivo.

Alcune ricerche suggeriscono inoltre che, durante l’interazione, possano verificarsi fenomeni di co-modulazione fisiologica, come la sincronizzazione di parametri biologici, indicando una reciproca influenza tra le due specie (Bargigli et al., 2025).

 

Il cane come mediatore tra l’essere umano e la Natura

Il legame tra esseri umani e cani è il risultato di un lungo processo di co-evoluzione che ha favorito lo sviluppo di capacità comunicative e relazionali uniche. Il cane risulta particolarmente sensibile ai segnali umani e, allo stesso tempo, profondamente connesso ai processi naturali (Hare & Tomasello, 2005).

In questo senso, può essere considerato un mediatore naturale: un essere vivente che vive accanto all’uomo ma mantiene una fisiologia, una sensibilità sensoriale e una modalità di relazione con l’ambiente più vicine ai ritmi naturali rispetto a quelle dell’essere umano contemporaneo.

 

Biofilia e connessione psicofisica con l’ambiente

Il concetto di biofilia descrive la tendenza innata degli esseri umani a cercare connessione con la vita e con i sistemi naturali (Wilson, 1984). La relazione con il cane può favorire questa connessione in due direzioni complementari.

Da un lato, il cane facilita l’esperienza diretta della Natura: passeggiate, giochi ed esplorazioni all’aperto aumentano l’esposizione a spazi verdi e ambienti naturali, associati a benefici sul tono dell’umore, sull’attenzione e sulla regolazione dello stress (Hartig et al., 2014; Kuo, 2015). Dall’altro, la sua presenza orienta l’attenzione verso l’ambiente circostante. Seguire i movimenti del cane, rispondere ai suoi segnali e condividere l’esplorazione dello spazio favorisce una relazione più immediata e meno mediata con il mondo naturale.

Questo processo è intrinsecamente reciproco: l’essere umano risponde alla vitalità del cane e il cane alla presenza dell’umano, creando una forma di attenzione condivisa che include la Natura come terzo elemento della relazione. Tale mediazione richiede tuttavia attenzioni specifiche, legate al benessere dell’animale, alla qualità della relazione con la famiglia e all’impatto sulla fauna selvatica. Su questi aspetti si rimanda all'approfondimento dedicato.

 

La mediazione del cane nelle Prescrizioni Verdi

 

Nella pratica clinica, la mediazione del cane nelle Prescrizioni Verdi può avvenire a diversi livelli. In tutti i casi, la sua presenza non sostituisce l’esperienza prescrittiva in Natura, ma può rafforzarla e renderla più continuativa, a condizione che venga integrata in modo consapevole e rispettoso delle esigenze del paziente, dell’animale e dell’ambiente.

 

Nell’avvio e nel mantenimento delle prescrizioni verdi che non prevedono accompagnamento e conduzione.

La Prescrizione Verde richiede che il paziente costruisca una connessione psicofisica personale con la Natura, favorita da una frequentazione individuale e priva di distrazioni. Questi momenti restano insostituibili. Tuttavia, la presenza di un cane in famiglia può favorire contatti più frequenti con l’ambiente naturale, sostenendo nel tempo gli effetti della prescrizione.

È importante innanzitutto comprendere come il paziente viva le uscite con il cane. Se esse sono fonte di stress o disagio — ad esempio per difficoltà di conduzione, comportamenti problematici o timori — è necessario intervenire prima su questi aspetti, anche suggerendo il supporto di un educatore cinofilo.

Quando le uscite risultano invece serene, il medico può suggerire di affiancare ai momenti individuali esperienze condivise con il cane, invitando a scegliere consapevolmente spazi più verdi e a osservare come l’animale esplora l’ambiente. Lasciare spazio a queste esplorazioni, senza interromperle frettolosamente, favorisce una relazione più attenta e partecipata con la Natura.

Si costruisce così una relazione a tre — essere umano, cane e ambiente — che rafforza la connessione ecologica e la complicità affettiva, orientata a un benessere condiviso. Il guinzaglio, in questo contesto, va inteso come uno strumento di movimento insieme, non di costrizione: un “andare per mano” che riconosce il cane come animale sociale e parte attiva della relazione.

Anche il gioco può essere integrato in questo percorso. Attività come giochi di fiuto, il riporto di elementi naturali o semplici esercizi motori condivisi, svolti in spazi adeguati, arricchiscono l’esperienza e migliorano la qualità della vita di entrambi.

 

Nell’avvio e nel mantenimento delle prescrizioni verdi che prevedono accompagnamento e conduzione.

Quando la Prescrizione Verde prevede accompagnamento, ad esempio in presenza di difficoltà motorie o cognitive, la presenza del cane può rendere le uscite particolarmente stimolanti. La conduzione dell’animale va in questi casi adattata alle circostanze e, se necessario, affidata all’accompagnatore per garantire la sicurezza.

Anche in questo contesto, i benefici sono reciproci: paziente e cane hanno maggiori occasioni di frequentare ambienti naturali, di socializzare e di esplorare lo spazio in modo condiviso. Nella nostra esperienza, questa mediazione si è rivelata particolarmente efficace con persone inizialmente poco motivate a uscire o poco interessate alla Natura. I comportamenti spontanei del cane hanno spesso funzionato da catalizzatore dell’attenzione, orientandola progressivamente verso elementi naturali prima trascurati, che nel tempo sono diventati punti di riferimento significativi.

Quando il paziente o l’accompagnatore non dispongono di un cane, una possibile alternativa è la collaborazione con canili o rifugi, coinvolgendo il paziente nelle uscite organizzate dai volontari, in modo mediato e sicuro.

 

Percorsi motori enattivi uomo–cane

La regolare attività fisica è fondamentale per la salute umana e animale, ma non tutte le forme di esercizio strutturato sono adatte al cane né favoriscono la relazione. Attività come la corsa o la bicicletta con il cane legato a sé possono risultare inadeguate, soprattutto in presenza di limiti legati all’età o alla salute dell’animale.

Gli ambienti naturali offrono invece numerose opportunità — vere e proprie affordance — per esperienze motorio-percettive adattabili alle condizioni di entrambi: camminare su terreni irregolari, affrontare piccoli dislivelli, superare ostacoli naturali o muoversi tra gli alberi.

Nell’ambito delle Prescrizioni Verdi, si raccomanda una pratica motoria dolce, orientata all’esplorazione creativa delle possibilità offerte dalla Natura e attenta al rispetto della salute del paziente, del cane e dell’ambiente circostante.

 

Riferimenti bibliografici

  • Beck, A. M., & Katcher, A. H. (1996). Between pets and people: The importance of animal companionship. Purdue University Press.

  • Beetz, A., Uvnäs-Moberg, K., Julius, H., & Kotrschal, K. (2012). Psychosocial and psychophysiological effects of human–animal interactions: The possible role of oxytocin. Frontiers in Psychology, 3, 234.

  • Beetz, A., et al. (2022). Psychophysiological mechanisms underlying the potential health benefits of human–dog interactions: A systematic review. International Journal of Psychophysiology, 180, 1–15.

  • Bargigli, G., et al. (2025). Evidence of physiological co-modulation during human–animal interaction: A systematic review. arXiv preprint.

  • Christian, H., et al. (2013). Dog ownership and physical activity: A review of the evidence. Journal of Physical Activity and Health, 10(5), 750–759.

  • Hare, B., & Tomasello, M. (2005). Human-like social skills in dogs? Trends in Cognitive Sciences, 9(9), 439–444.

  • Hartig, T., et al. (2014). Nature and health. Annual Review of Public Health, 35, 207–228.

  • Kawachi, I., & Berkman, L. (2001). Social ties and mental health. Journal of Urban Health, 78(3), 458–467.

  • Kuo, M. (2015). How might contact with nature promote human health? Frontiers in Psychology, 6, 1093.

  • Westgarth, C., et al. (2019). Dog owners are more likely to meet physical activity guidelines than people without a dog. Scientific Reports, 9, 570.

  • Wilson, E. O. (1984). Biophilia. Harvard University Press.

  • Wood, L., et al. (2015). The pet factor: Companion animals as a conduit for social capital? PLoS ONE, 10(4), e0122085.

ultimo aggiornamento dicembre 2025

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