
La cura di sé nella Natura come prerequisito della Prescrizione Verde
di Paolo Pischiutti

La Prescrizione Verde non è un atto puramente tecnico, ma un intervento che integra dimensioni cliniche, relazionali ed esperienziali. In questo contesto, l’esperienza personale del medico con la Natura assume un ruolo centrale. I professionisti sanitari che prescrivono interventi basati sull’esposizione agli ambienti naturali sono chiamati non solo a conoscerne le evidenze scientifiche, ma anche a comprenderne concretamente benefici, limiti e condizioni di fattibilità, una competenza difficilmente acquisibile senza una pratica diretta e continuativa di cura di sé in Natura.
Diversi studi mostrano come la relazione personale con gli ambienti naturali influenzi il modo in cui i professionisti sanitari percepiscono e integrano la Natura nella pratica clinica. In particolare, Sterckx et al. (2023) evidenziano che l’uso della Natura come risorsa di self-care favorisce una maggiore consapevolezza dei suoi effetti sul benessere psicofisico e una più fine capacità di adattare le proposte terapeutiche ai bisogni e ai vincoli dei pazienti. L’esperienza diretta consente infatti di cogliere aspetti difficilmente ricavabili dalla sola letteratura, legati alle condizioni reali di fruizione degli ambienti naturali, quali accessibilità, stagionalità, qualità ecologica e contesto.
La pratica personale della cura in Natura permette inoltre ai prescrittori di confrontarsi direttamente con limiti strutturali analoghi a quelli sperimentati dai pazienti, favorendo un approccio meno idealizzato e più realistico alla Prescrizione Verde e contribuendo alla formulazione di indicazioni sostenibili e compatibili con la vita quotidiana.
Dal punto di vista del benessere professionale, la letteratura sul burnout evidenzia come i medici siano particolarmente esposti a stress cronico, affaticamento emotivo e perdita di significato del lavoro (Maslach & Leiter, 2016; West et al., 2018). L’esposizione regolare ad ambienti naturali è associata a processi di recupero psicologico, riduzione dello stress e ripristino delle risorse attentive, come descritto dai modelli della Attention Restoration Theory e della Stress Reduction Theory (Kaplan, 1995; Hartig et al., 2014). In questo senso, la Natura può rappresentare non solo uno strumento terapeutico per i pazienti, ma anche una risorsa preventiva e rigenerativa per i professionisti sanitari.
È infine rilevante sottolineare che la Prescrizione Verde richiede una particolare qualità della relazione di cura. La credibilità dell’intervento, l’adesione del paziente e la capacità del medico di accompagnare eventuali difficoltà dipendono anche dal grado di familiarità e autenticità con cui la proposta viene formulata. Come suggerito da Sterckx et al. (2023), i professionisti con una relazione vissuta con la Natura tendono a prescriverla in modo meno standardizzato e più attento alle dimensioni emotive, simboliche e contestuali dell’esperienza.
In conclusione, la pratica personale della cura in Natura non rappresenta un elemento accessorio, ma un prerequisito sostanziale per una Prescrizione Verde consapevole, eticamente fondata ed efficace, in grado di integrarsi realmente nella pratica clinica.
La nostra esperienza di autocura nella Natura
La motivazione che ci ha condotti ad avvicinarci alla Prescrizione Verde è stata inizialmente di natura strategica ed etica. Nella pratica clinica quotidiana ci confrontavamo con la gestione di pazienti cronici e complessi, con un crescente carico prescrittivo farmacologico e con una crescente consapevolezza dell’impatto ambientale delle nostre azioni professionali. Da qui è nata l’esigenza di esplorare strategie di cura complementari, capaci di rispondere ai bisogni dei pazienti e, al contempo, di assumere una maggiore responsabilità nei confronti del degrado ambientale. Tutti i membri del gruppo disponevano di una formazione di base sugli Interventi basati sulla Natura, ma tale conoscenza rimaneva prevalentemente teorica.
Proprio per l’elevata responsabilità dell’atto prescrittivo, siamo stati inizialmente riluttanti a proporre ai pazienti interventi privi di una reale esperienza personale. Inoltre, la nostra frequentazione della Natura era prevalentemente legata a dimensioni escursionistiche, ricreative o sportive, prive di una pratica consapevole e orientata alla cura. Da questa constatazione ha preso avvio il nostro percorso: sperimentare in prima persona la relazione con la Natura come spazio intenzionale di autocura.
Abbiamo quindi raccolto e analizzato le nostre esperienze, confrontandole con la letteratura scientifica e con le osservazioni cliniche di chi, nel gruppo, aveva già iniziato a integrare la Prescrizione Verde nella pratica. Pur nella singolarità dei vissuti, sono emersi elementi comuni, in larga misura coerenti con quanto descritto dagli studi e dall’esperienza clinica condivisa.
In particolare, sono ricorse alcune dimensioni trasversali:
• una modalità di frequentazione della Natura più intima, discreta e rallentata;
• la ricerca di ambienti a minore disturbo antropico;
• una crescente consapevolezza dei cambiamenti dello stato psicofisico e dei tempi di recupero;
• l’emergere di una relazione qualitativamente diversa con l’ambiente naturale, percepito come parte attiva dell’esperienza di cura.
Abbiamo inoltre osservato come i benefici percepiti e la capacità di adattamento variassero in relazione allo stato di benessere iniziale. In alcune condizioni la frequentazione della Natura risultava poco utile o persino controindicata, ad esempio negli episodi acuti di emicrania; mentre contribuiva a prevenire o interrompere l’evoluzione di altri sintomi. Nel tempo, ciascuno di noi ha affinato la capacità di modulare queste pratiche e di trasferirne gli effetti nella vita quotidiana.
Parallelamente, sono emerse difficoltà analoghe a quelle riportate dai pazienti: scarsità di tempo, discontinuità conseguente agli impegni lavorativi e limitata disponibilità di aree ad elevata naturalità. Ciò ci ha spinto a riconsiderare le aree di prossimità, osservandole con uno sguardo diverso, sia come luoghi di autocura sia come potenziali contesti prescrittivi.
Abbiamo quindi definito criteri di osservazione e avviato una “mappatura” lenta e consapevole di tali spazi e dei loro percorsi e aree interne, che ha rivelato potenzialità terapeutiche inattese e, in altri casi, limiti rilevanti legati a sicurezza, intimità o qualità ecologica. Anche queste criticità hanno alimentato il nostro confronto tuttora in corso, orientato alla ricerca di strategie adattive.
L’esperienza ci ha infine confermato che la formazione teorica, pur fondamentale, sarebbe rimasta incompleta senza una pratica personale di autocura. Integrare la cura di noi stessi con l’osservazione attenta delle aree di prossimità ci ha permesso di migliorare la qualità delle prescrizioni e di elaborare riflessioni orientate alla conservazione e valorizzazione degli ecosistemi locali, da condividere con le comunità di riferimento.
In sintesi, per il nostro gruppo l’autocura in Natura si è configurata come un percorso che, da ricerca di sollievo, è divenuto esperienza di riconoscimento e appartenenza: un processo ciclico, mai identico, che attraversa familiarità, immersione, crisi, trasformazione e integrazione. In questa prospettiva, guarire non coincide con l’eliminazione del sintomo, ma con una ricomposizione nel flusso della vita, fino a riconoscere che la relazione con la Natura non è esterna, ma parte integrante dell’esperienza di sé.
Suggerimenti per i medici prescrittori:
un vademecum per la cura di sé nella Natura
Alla luce dell’esperienza maturata, riteniamo utile proporre alcuni orientamenti pratici per i medici che intendono avvicinarsi alla Prescrizione Verde in modo consapevole e responsabile.
L’esperienza indica inoltre che la cura di sé in Natura, per i medici che intendono prescrivere interventi verdi, non può limitarsi a una fruizione funzionale degli ambienti naturali. Essa implica lo sviluppo di una relazione consapevole con la Natura intesa come ecosistema vivente, dinamico e interdipendente, capace di influenzare e di essere influenzato dai comportamenti umani. In questa prospettiva, la connessione con la Natura rappresenta un elemento centrale tanto per il benessere personale quanto per la qualità della Prescrizione Verde.
Tali indicazioni non vogliono configurarsi come protocolli, ma come criteri di accompagnamento all’esperienza personale della Natura come spazio di autocura.
1) Iniziare da sé, con gradualità e sospendendo la logica della prestazione
La cura di sé in Natura non richiede abilità particolari né condizioni ideali. È utile dedicare tempi specifici, regolari e realistici, distinguendo la pratica da attività ricreative o sportive. Una presenza rallentata, silenziosa e non finalizzata alla performance facilita l’accesso ai benefici psicofisici e prepara a comprendere le modalità efficaci per i pazienti.
2) Riconoscere la Natura come sistema vivente e soggetto della relazione
Osservare la Natura come ecosistema dotato di tempi, limiti e dinamiche proprie aiuta a sviluppare rispetto e consapevolezza. Avvicinarsi come interlocutore e non solo come risorsa potenzia l’autenticità della prescrizione e favorisce comportamenti coerenti con la tutela ambientale.
3) Sostenere processi di regolazione psicofisica attraverso la relazione con l’ecosistema
Frequentare gli ambienti naturali permette a mente e corpo di modulare stati fisiologici, emozioni e attenzione in sintonia con i ritmi e le caratteristiche ecologiche del luogo. Riconoscere questi processi nella propria esperienza personale è essenziale per comprendere come il verde possa sostenere il benessere dei pazienti.
4) Esplorare consapevolmente le aree di prossimità
Visitare con continuità gli spazi naturali accessibili consente di valutarne qualità ecologica, sicurezza, grado di disturbo antropico e potenziale terapeutico. Questa conoscenza pratica evita indicazioni generiche o inadeguate e costituisce un elemento cruciale della competenza prescrittiva.
5) Prestare attenzione ai feedback dell’ambiente
L’ambiente reagisce alla presenza umana: rallentamento, rispetto dei confini, attenzione alla fragilità o al degrado producono esperienze differenti. Osservare queste risposte sviluppa sensibilità ecologica e guida comportamenti più coerenti con la cura di sé e dell’ambiente.
6) Confrontarsi con limiti e difficoltà reali
La scarsità di tempo, la distanza o la disponibilità limitata di aree naturali non sono ostacoli marginali: farne esperienza diretta permette di adattare la Prescrizione Verde a vincoli concreti, rendendo le indicazioni realistiche e sostenibili anche per i pazienti.
7) Integrare esperienza personale ed evidenze scientifiche
La pratica di autocura non sostituisce la letteratura, ma la completa. Confrontare costantemente l’esperienza diretta con studi e linee guida consente di affinare il giudizio clinico e proporre interventi mirati e situati.
8) Coltivare coerenza, credibilità e relazione etica
Solo chi ha sperimentato direttamente la Natura come sistema vivente può accompagnare il paziente in un’esperienza autentica. La coerenza tra esperienza personale, valori professionali e attenzione ambientale rafforza l’alleanza terapeutica, favorisce l’adesione del paziente e sostiene la responsabilità ecologica.
Riferimenti bibliografici
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Hartig, T., Mitchell, R., de Vries, S., & Frumkin, H. (2014). Nature and health. Annual Review of Public Health, 35, 207–228.
Kaplan, S. (1995). The restorative benefits of nature: Toward an integrative framework. Journal of Environmental Psychology, 15(3), 169–182. -
Maslach, C., & Leiter, M. P. (2016). Understanding the burnout experience: Recent research and its implications for psychiatry. World Psychiatry, 15(2), 103–111.
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Sterckx, A., Van den Broeck, K., Remmen, R., & Keune, H. (2023). Self-care and nature in the private and professional practice of healthcare professionals in Belgium. Research Directions: One Health, 1, e10.
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West, C. P., Dyrbye, L. N., & Shanafelt, T. D. (2018). Physician burnout: Contributors, consequences and solutions. Journal of Internal Medicine, 283(6), 516–529.
pubblicato gennaio 2026