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Cervo che guarda indietro

APPROCCIO SINDEMICO, ONE HEALTH,

GLOBAL HEALTH, PLANETARY HEALTH:

ALCUNI PRINCIPI1

 di Roberto Romizi, MD, Presidente Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia

Negli ultimi 20 anni partendo dalle considerazioni teoriche che via via si sono trasformate in osservazioni sempre più stringenti e legate alle realtà locali (2), il concetto di “complessità” è stato chiaramente declinato come approccio ecologico alla salute, basato sulla comprensione delle relazioni e dell’interdipendenza tra la salute dell’uomo, la biodiversità e gli ecosistemi, lo stato dell’ambiente e le condizioni socio-economiche.

Il concetto stesso di ecosistema rimanda ad una visione sistemica, di complessità: un sistema complesso è caratterizzato dalle relazioni tra le parti che lo costituiscono e differisce nettamente da un sistema lineare (riduzionista), come l’attuale sistema produttivo umano, perché le proprietà dell’insieme complesso non si deducono dalla somma delle proprietà delle parti, ma dalle relazioni tra le parti. In un ecosistema, ad esempio, tutti gli organismi viventi sono in qualche modo interconnessi tra loro attraverso i cicli biogeochimici e le catene alimentari.

Sul nostro pianeta i processi naturali sono ciclici, cioè i materiali vengono continuamente riciclati, senza produzione di rifiuti, come nel ciclo del carbonio, garantito dall’alternarsi della fotosintesi e della respirazione. Da quando esiste vita sulla Terra ossigeno, carbonio e azoto, attraverso specifici cicli, vengono continuamente riciclati all’interno del sistema, principalmente ad opera degli organismi viventi e delle loro catene alimentari. L’energia necessaria per questi processi di trasporto e trasformazione di materia nei vari comparti è l'energia che la Terra riceve dal Sole.

Gli esseri umani fanno parte di questi processi ciclici naturali e dipendono dai servizi ecosistemici che l’ambiente fornisce: pertanto la loro salute, come il loro futuro, sono strettamente correlati alla salute dell’ambiente, ma anche alla loro capacità di realizzare strutture economiche compatibili con l’economia della Natura, senza dimenticare il ruolo delle strutture sociali, che devono essere eque e solidali, non solo tra tutti gli esseri umani, ma anche con gli altri esseri viventi. Non si può essere sani in un contesto ambientale sociale malato.

Di conseguenza lo strumento che ci consente di comprendere questa complessità e di agire in maniera integrata su tutti i diversi determinanti di salute non può che essere l’interdisciplinarietà, ovvero l’integrazione delle competenze e la collaborazione tra diverse discipline al fine di creare una sinergia e di superare i confini disciplinari che oggi ostacolano una visione omnicomprensiva dei problemi.

Anche la recente pandemia COVID-19 è stata inquadrata nell’ambito di una SINDEMIA (3) che, a causa delle interazioni negative tra aspetti sanitari, ambientali, socio-economici e culturali, sta generando danni ancora difficili da quantificare soprattutto nei paesi più industrializzati.

L’interazione tra COVID-19, malattie non trasmissibili, iniquità socio-economiche, inquinamento ambientale e modificazioni climatiche richiede, nell’ottica di un approccio sindemico, uno sforzo senza precedenti sia per risolvere la crisi attuale che per prevenirne altre. La sfida non può che essere quella di puntare al mantenimento dello stato di salute (e non alla mera gestione delle patologie) per il più lungo periodo possibile, grazie a pratiche di prevenzione primaria che coinvolgano tutti i settori della società (dalla mobilità, all’agricoltura, alle fonti energetiche etc.) e che prevedano una riorganizzazione dei servizi pubblici nel senso della interdisciplinarietà a partire dal settore sanitario. Questo obiettivo deve essere considerato come prioritario su qualunque altro, seguendo il principio OMS “Health in all policies”.

Occorre che il contesto di complessità e dinamicità alla base dell’amplificazione dei rischi e dei danni venga affrontato nel modo più appropriato, mettendo in campo competenze diverse che possano socializzare le specifiche conoscenze, collaborare alla valutazione di tutti i rischi e proporre soluzioni condivise.

Tutto questo deve fondarsi su una adeguata comprensione delle relazioni tra fenomeni biologici ed ambientali, che devono essere affrontate in modo rigoroso, scientificamente appropriato, rapido ed efficiente dal punto di vista sanitario, economico, sociale ed anche psicologico.

In tal senso, sono inquadrabili i principi One Health, Global Health, Planetary Health.

L’intento precipuo della “One Health” è definito dall’American Veterinary Medical Association come sforzo congiunto di più discipline professionali che operano a livello locale, nazionale e globale per il raggiungimento di una salute ottimale delle persone, degli animali e dell’ambiente. Tale sinergismo può condurre a vantaggi significativi per affrontare l’odierna situazione di crisi, comprenderne il meccanismo di insorgenza e diffusione e dare risposte adeguate e tempestive. 

La Global Health è invece definita dalla rivista “The Lancet” come l’area di studio, ricerca e pratica che pone una priorità sul miglioramento della salute e sul raggiungimento dell’equità nella salute di tutte le persone nel mondo. La Global Health enfatizza così i problemi sanitari, i determinanti e le soluzioni transnazionali; coinvolge molte discipline all’interno e al di fuori delle scienze della salute e promuove la collaborazione interdisciplinare; ed è una sintesi della prevenzione basata sulla popolazione con l’assistenza clinica a livello individuale (4).

Tuttavia, è necessario estendere il concetto di One Health e Global Health a una visione “planetaria”. Infatti, se è vero ad esempio che molte delle malattie infettive provengono dalla fauna, in particolare quella selvatica, ancora non è stato studiato a sufficienza l’influenza che i cambiamenti ambientali stanno avendo su questo processo. Così come il dilagare dell’antimicrobico-resistenza in cui, oltre all’eccessivo uso di antibiotici, anche l’accumulo e la diffusione di tratti genetici trasmissibili di antibiotico-resistenza nell’ambiente ha avuto un forte impatto nel suo sviluppo e espansione.

Il caporedattore di Lancet Planetary Health, Raffaella Bosurgi, afferma che "mentre la sanità pubblica si occupa della protezione e della promozione della salute all'interno dei sistemi sanitari e la salute globale esamina come migliorare la salute delle popolazioni di tutto il mondo, la salute planetaria amplia questo impegno osservando le società, le civiltà e gli ecosistemi da cui dipendono. La salute planetaria offre un'entusiasmante opportunità di trovare soluzioni alternative per un futuro migliore e più resiliente e mira non solo a studiare gli effetti dei cambiamenti ambientali sulla salute umana, ma anche a per un effetto diretto sulla salute psichica e fisica dell’uomo. (5)

RIFERIMENTI

1) Mastrobuono V, Di Benedetto A, Scimonelli L, et al Lauriola P., Pandemics and strategies on Environmental Health issues: One health. Global Health and Planetary health, Sistema Salute, 2021, 65, 2, 150-171, DOI: 10.48291/SISA.65.2.2

2) Lauriola P, Martín-Olmedo P, Leonardi GS, et al On the importance of primary and community healthcare in relation to global health and environmental threats: lessons from the COVID-19 crisis BMJ Global Health 2021;6:e004111. doi:10.1136/bmjgh-2020-004111

3) A. Di Ciaula, M Krawczyk, KJ Filipiak, A. Geier, L. Bonfrate, P. Portincasa. Noncommunicable diseases, climate change and iniquities: what COVID-19 has taught us about syndemic. Eur J Clin Invest 2021, e13682.  doi: 10.1111/eci.13682

4) Koplan J, Bond C, Merson M et al. Towards a common definition of global health. Lancet 2009; 373 (9679): 1993-5

5) Engemanna K, BøckerPedersenc C, Argef L et al. Residential green space in childhood is associated with lower risk of psychiatric disorders from adolescence into adulthood. PNAS 2019; 116: 5188–5193

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